All’indomani dell’incontro con la Regione del Veneto, il Consorzio lancia un appello agli operatori agricoli: con la riduzione delle portate dei fiumi e la conseguente riduzione delle derivazioni irrigue, la tenuta del sistema dipende dal rispetto delle regole.
L’emergenza idrica interessa l’intero comprensorio dell’Alta Pianura Veneta, con due fronti di particolare criticità: la drastica riduzione delle portate dell’Adige e la situazione dell’Alto Vicentino. Nella riunione di ieri, mercoledì 29 luglio, la Regione del Veneto ha confermato lo stato di emergenza e ha disposto, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti nella gestione della risorsa, una significativa riduzione dei prelievi per gli usi superficiali, con priorità alla salvaguardia dell’acqua potabile.
I dati descrivono con chiarezza la gravità della situazione sull’Adige: a fronte di una portata ottimale compresa tra i 200 e i 215 metri cubi al secondo, il fiume è oggi sceso intorno ai 130 metri cubi al secondo, per effetto della persistente assenza di precipitazioni e delle temperature eccezionalmente elevate, nonostante i rilasci d’acqua garantiti nelle scorse settimane dalle Province autonome di Trento e Bolzano. Le misure regionali — adottate d’intesa con ANBI e con i Consorzi di bonifica — prevedono la riduzione delle derivazioni dal canale LEB verso il Fratta Gorzone e il Bacchiglione e di tutti i Consorzi che derivano dall’Adige, con l’obiettivo di mantenere la stazione idrometrica di Boara Pisani — comune all’estremità meridionale della provincia di Padova, sulla sponda sinistra dell’Adige— al di sopra dei livelli di sicurezza.
Sul nostro comprensorio le ricadute sono già concrete su entrambi i fronti. Nel Veronese, l’Impianto Moggia, che deriva le proprie acque dall’Adige, sta incontrando gravi difficoltà operative a causa dei livelli particolarmente bassi del fiume. Nell’Alto Vicentino, servito da irrigazione strutturata, la riduzione della disponibilità dalle derivazioni dai torrenti Leogra, Astico e Tesina, rende essenziale il rispetto rigoroso dei turni assegnati, condizione indispensabile per garantire a tutte le aziende una distribuzione equa della risorsa.
In questo quadro, il Consorzio richiama tutti gli operatori agricoli alla massima responsabilità. Il messaggio è netto: dove è presente irrigazione strutturata, si rispettino i turni; dove si opera in regime di irrigazione di soccorso, ci si attenga scrupolosamente al coordinamento del Consorzio. A tutela del corretto utilizzo della risorsa, il personale consortile è già in campagna con compiti di vigilanza.
«La risorsa idrica è un bene comune e, in una fase come questa, la responsabilità di ciascuno fa la differenza — dichiara il Presidente del Consorzio Claudio Zambon —. Rispettare i turni e il coordinamento del Consorzio significa garantire acqua a tutti, il più a lungo possibile, fino al termine della stagione irrigua. Con la mappatura del territorio vogliamo intervenire non a pioggia, ma secondo le reali necessità delle nostre campagne.»